I giovani, la generazione che oggi ha tra i diciotto e i trentacinque anni, ha ereditato un mondo in crisi, non come evento temporaneo e straordinario ma come condizione strutturale e assoluta.
La crisi attraversa ogni ambito: economico, climatico, di valori e di identità, alimentandosi a vicenda e sovrapponendosi e per questo a volte travolge l’individuo soprattutto se fragile.
Parlare di “crisi dei giovani” non significa attribuire ai giovani la colpa di ciò che vivono, né ridurre la complessità del presente a una questione generazionale. Significa, piuttosto, riconoscere che esistono soggetti che portano il peso maggiore delle contraddizioni di un sistema che li ha preceduti e che spesso non li ha aspettati.
Il lavoro, che per le generazioni precedenti ha rappresentato un asse intorno a cui costruire identità, progetto di vita, appartenenza sociale, si è profondamente trasformato. La precarietà non è più un’eccezione transitoria, ma spesso una routine consolidata da una trasformazione strutturale del mondo del lavoro che attraverso contratti sottopagati e a termine indebolisce la capacità contrattuale delle nuove generazioni.
Il giovane cerca la propria autonomia anche attraverso la capacità di abitare un luogo proprio grazie all’indipendenza economica.
Questo bisogno però si scontra con le attuali realtà immobiliari fortemente speculative sia nel campo dell’affitto che della vendita degli immobili rendendo di fatto molto difficile questo passaggio per chi non ha un patrimonio solido e allontanando il bisogno di indipendenza di un giovane dalla sua vita di prossimo adulto.
Infine due aspetti spesso trascurati rendono difficile l’esistenza dei giovani:
La crisi climatica
Le generazioni giovani sono le prime a vivere la crisi climatica non come proiezione futura ma come esperienza presente. Eventi meteorologici estremi, degrado degli ecosistemi: tutto ciò non appartiene più al registro dell’allarme preventivo, ma a quello della cronaca quotidiana.
La dimensione psicologica di questo dato è spesso sottovalutata.
La condizione di angoscia legata alla percezione di un futuro minacciato o impossibile non è semplice allarmismo ma consapevolezza concreta di ciò che accade e che incombe sul futuro.
La crisi della salute mentale
Ancora oggi parlare di salute mentale è un tabù in moltissime famiglie.
La paura di affrontare con il proprio figlio un disturbo mentale, porta tanti genitori a ignorare o negare anche evidenza di fatti, non consentendo loro la cura e il recupero ad una vita serena e piena.
Ricordiamoci che ogni individuo é la somma delle esperienze che ha vissuto nella propria esistenza, a partire dalla nascita, e ciascuna di esse lascia un segno positivo o negativo nel suo andare nel mondo.
Disturbi come ansia, depressione, alterazioni dell’umore, solitudine strutturale, sono alcune delle difficoltà che la pandemia ha accelerato: tendenze già in atto che hanno portato alla superficie una sofferenza già presente ma meno visibile.
La salute mentale giovanile non è una questione privata.
È un indicatore della salute di un sistema sociale, del livello di pressione che esercita sui suoi membri più giovani, della qualità dei legami che offre o nega.
Per questo dobbiamo sostenere e promuovere ogni attività che vada nella direzione del contributo pratico, valoriale e politico per i giovani.
Questo tema importantissimo e che mi sta molto a cuore, sarà oggetto di dibattito nel prossimo W.S. “GENITORI CONSAPEVOLI PER FIGLI FELICI”
Sabato 9 Maggio 2026 a Bari presso l’Una Hotel Regina.
Se desideri partecipare e non hai ancora prenotato il tuo biglietto, iscriviti qui , oppure scrivi a segreteria@ziomike.it.
I nostri figli meritano ogni attenzione. Ti aspetto.
Mike


